{"id":624,"date":"2024-07-02T00:09:32","date_gmt":"2024-07-02T00:09:32","guid":{"rendered":"https:\/\/paolocoletta.net\/?page_id=624"},"modified":"2024-07-02T00:21:20","modified_gmt":"2024-07-02T00:21:20","slug":"brutto","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/paolocoletta.net\/?page_id=624","title":{"rendered":"brutto"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>BRUTTO<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">di <strong>Marius Von Mayenburg<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">con <strong>Roberto Azzurro, Paolo Coletta, Monica Nappo, Alfonso Postiglione<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">scene <strong>Roberto Crea<\/strong><br>costumi <strong>Daniela Ciancio<\/strong><br>musiche <strong>Paolo Coletta<\/strong><br>regia <strong>Carlo Cerciello<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">produzione <strong>Ente Teatro Cronaca<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Napoli, <strong>Teatro Nuovo<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>dal 18 al 28 marzo 2010<\/strong><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"750\" src=\"https:\/\/paolocoletta.net\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/brutto-r-carlo-cerciello-foto-milo-alterio-1x.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-629\" srcset=\"https:\/\/paolocoletta.net\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/brutto-r-carlo-cerciello-foto-milo-alterio-1x.jpg 500w, https:\/\/paolocoletta.net\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/brutto-r-carlo-cerciello-foto-milo-alterio-1x-200x300.jpg 200w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">brutto \u2013 roberto azzurro \u2013 ph.miloalterio<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019opera, che potrebbe, a buon diritto, collocarsi nel genere \u201cteatro dell\u2019assurdo\u201d, sotto le apparenze di una divertente satira sociale, rivela una complessa riflessione sull\u2019identit\u00e0. Viviamo tempi in cui sembra impossibile sottrarsi alla seduzione dell\u2019immagine. L\u2019abito, pare, faccia il monaco, in barba a qualunque proverbio. Siamo ci\u00f2 che appariamo esteriormente. Non \u00e8 casuale che il fenomeno mediatico del momento, ivi compresi i pericoli di sottrazione di identit\u00e0 ad esso connessi, abbia un nome composto: Facebook, dove face sta per volto e book per libro. \u201cIl tuo volto \u00e8 come un libro, in cui gli uomini possono leggere strane cose\u201d dice Lady Macbeth al marito, temendo che, suo malgrado, possa tradire le segrete intenzioni criminose della coppia shakespiriana. Ogni volto, infatti, dichiara la sua storia, il suo vissuto, la sua individualit\u00e0 espressiva, le sue emozioni, pur nelle sue naturali imperfezioni. Oggi per\u00f2, l\u2019immagine ne sopravvaluta l\u2019estetica, come segno distintivo della nostra identit\u00e0, per cui l\u2019essere brutti, che prima poteva non costituire un problema insormontabile, oggi proprio, non piace pi\u00f9 a nessuno ed \u00e8 legittimo che si tenti disperatamente di apparire \u201cbelli\u201d, secondo i canoni che l\u2019attuale societ\u00e0 delle apparenze stabilisce, quali pass par tout per il successo garantito. In tal modo, assistiamo al fenomeno tristissimo dell\u2019omologazione dei volti che ricorrono alla chirurgia estetica. Le donne, che i modelli mediatici di seduzione legano sempre pi\u00f9 alla giovinezza, costrette a farvi ricorso, finiscono per rassomigliare sempre pi\u00f9 a dei cyborg transessuali, senza et\u00e0, dei volti senza storia n\u00e9 vissuto, svuotati della capacit\u00e0 di esprimere emozioni e sentimenti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ecco, \u201cBrutto\u201d mette in luce tutto questo, sfida attori e pubblico sul piano dell\u2019apparenza. Con un meccanismo volutamente provocatorio, infatti, gli attori mantengono il loro volto nudo, incuranti del cambio di personaggio, indifferenti ai cambiamenti del volto che i personaggi subiscono come conseguenza delle operazioni di chirurgia estetica, cui si sottopongono per cambiare identit\u00e0. A loro volta, i personaggi, pur diversi tra loro, sono contraddistinti da un unico nome, proprio a sottolineare la confusione e lo smarrimento della vera identit\u00e0, dietro l\u2019affannosa ricerca di un immagine esteriore universalmente accettabile, seppur omologante. In \u201cBrutto\u201d, l\u2019incubo diventa realt\u00e0, l\u2019apparenza, la vera identit\u00e0; assistiamo impotenti e complici alla cancellazione delle differenze, alla clonazione delle identit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>La trama<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lette, che lavora per Schleffer, deve presenziare ad una convention con la presentazione della propria invenzione, quando scopre che Karlmann, suo collega, \u00e8 stato selezionato per farlo al posto suo. Schleffer spiega a Lette che la scelta \u00e8 data dal fatto che lui \u00e8 troppo brutto. Lette consulta sull\u2019argomento sua moglie Fanny, che gli conferma la sua assoluta bruttezza fisica. Sembra che Lette fosse all\u2019oscuro della sua mancanza di bellezza. Lette consulta, quindi, il chirurgo estetico Schleffer e si fa fare un\u2019operazione che lo trasforma in un uomo bellissimo. Le cose sembrano cambiare in positivo la vita di Lette, che non solo ora pu\u00f2 tenere la sua presentazione e fa letteralmente impazzire di desiderio sua moglie e in genere tutte le donne, ma, alla convention, diventa l\u2019oggetto sessuale delle brame della 73enne Fanny, una veterana della chirurgia estetica e del figlio di lei, Karlmann. I guai per Lette, per\u00f2 non tardano ad arrivare: il chirurgo Schleffer, per soldi e ambizione, decide di clonare la faccia di Lette.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Marius von Mayenburg<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Marius von Mayenburg nasce nel 1972 a Monaco di Baviera. Dal 1995 inizia a scrivere testi per il teatro, firmando tra gli altri, i seguenti testi: &#8220;Haarmann&#8221;, &#8220;Messerhelden&#8221;, &#8220;Fraulein danzer&#8221; e &#8220;Monsterdammerung&#8221;. Nel 1997 ottiene il suo primo vero successo con &#8220;Feuergesicht&#8221;, per il quale riceve il &#8220;Kleistforderpreis fur junge Dramatiker&#8221; e il &#8220;Preis der Frankfurter Autorenstiftung&#8221;. Dopo il debutto, accolto con grande successo nell&#8217;ottobre del 1998, lo spettacolo ha avuto numerose riprese in tutta la Germania tra cui quelle di Thomas Ostermeier a Berlino e di Dominic Cooke al Royal Court Theatre di Londra. Il suo lavoro, Parassiti, \u00e8 stato rappresentato per la regia di Thomas Ostermeier al Deutsches Schauspielhaus di Amburgo nel maggio 2000.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"586\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/paolocoletta.net\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/brutto-loc-586x1024.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-628\" srcset=\"https:\/\/paolocoletta.net\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/brutto-loc-586x1024.jpeg 586w, https:\/\/paolocoletta.net\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/brutto-loc-172x300.jpeg 172w, https:\/\/paolocoletta.net\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/brutto-loc.jpeg 600w\" sizes=\"auto, (max-width: 586px) 100vw, 586px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"533\" src=\"https:\/\/paolocoletta.net\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/brutto-r-carlo-cerciello-foto-milo-alterio-094-bn.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-630\" 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azzurro \u2013 ph.miloalterio<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>STAMPA<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Presentazioni<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Al Nuovo c&#8217; \u00e8 &#8220;Brutto&#8221; essere oppure sembrare<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lette scopre di essere \u00abtroppo brutto\u00bb, non se n&#8217; era mai accorto ma apprende che per questo motivo il suo collega Karlmann prender\u00e0 il suo posto; chiede cos\u00ec aiuto al chirurgo estetico Schleffer, che lo trasforma in un uomo bellissimo. Sembra cronaca dei nostri giorni. Invece questo gioco della trasformazione \u00abper sembrare pi\u00f9 bello ed avere successo\u00bb, \u00e8 l&#8217;incipit di &#8220;Brutto&#8221; di Marius von Mayenburg, giovane autore del teatro tedesco, che l&#8217;ente Teatro Cronaca presenta domani in prima nazionale al Nuovo. Protagonisti Roberto Azzurro, Paolo Coletta, Monica Nappo ed Alfonso Postiglione, regia di Carlo Cerciello, per raccontare quella che il regista definisce \u00abun&#8217; opera che potrebbe a buon diritto collocarsi nel teatro dell&#8217;assurdo, e che, sotto le apparenze di una divertente satira sociale, rivela una complessa riflessione sull&#8217;identit\u00e0\u00bb. Dopo la trasformazione la vita di Lette cambia passo, e l&#8217;uomo diventa rapidamente oggetto del desiderio di donne giovani e vecchie. Gioco crudele e paradosso \u00abdel nostro tempo, in cui sembra impossibile sottrarsi alla seduzione dell&#8217;immagine perch\u00e9 siamo ci\u00f2 che sembriamo, e non credo sia casuale che il fenomeno mediatico del momento, compresi i pericoli di sottrazione di identit\u00e0 ad esso connessi, abbia un nome composto: Facebook, dove face sta per volto e book per libro\u00bb, dice ancora Cerciello. Quattro i personaggi in scena: Lette naturalmente e sua moglie Fanny, il suo datore di lavoro Scheffler e il collega usurpatore, Scheffler, il chirurgo dalle abili trasformazioni e dalle spregiudicate imprese e l&#8217; infermiera Fanny, la ricca settantatreenne Fanny ed il suo figlio Karlmann. Nomi, come si vede, che si ripetono e rincorrono, sovrapponendosi ai personaggi come possibili confusioni che l&#8217;autore vuole siano affidati ai medesimi attori. \u00abLe tre Fanny saranno interpretate dalla stessa attrice, lo stesso vale per i due Scheffler e i due Karlmann; gli attori saranno dunque complessivamente quattro. Lette dovrebbe essere di aspetto normale: non occorre renderlo brutto, mi figuro inoltre che dopo le operazioni non si colgano cambiamenti nei volti degli attori\u00bb, indica infatti Marius von Mayenburg a chi mette in scena la sua commedia. Raccomandazione naturalmente colta da Cerciello. \u00abIn &#8220;Brutto&#8221; l&#8217;incubo diventa realt\u00e0, l&#8217;apparenza la vera identit\u00e0 ed assistiamo impotentie complici alla cancellazione delle differenze, alla clonazione delle identit\u00e0\u00bb.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">[Giulio Baffi \u2013 Repubblica Napoli, 18 marzo 2010]<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Recensioni<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Un protagonista &#8220;Brutto&#8221; nel gioco dell&#8217; invenzione<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Meglio &#8220;bruttissimo&#8221; che &#8220;bellissimo&#8221;? Incerte risposte per chi cerca successi professionali. Nel bel gioco d&#8217;intrecci estetico-esistenziali messi insieme da &#8220;Brutto&#8221; di Marius von Mayenburg in prima nazionale al Nuovo. Produzione Ente Teatro Cronaca, regia di Carlo Cerciello. Divertenti protagonisti Roberto Azzurro, Paolo Coletta, Alfonso Postiglione e la splendida Monica Nappo. In gran gioco d&#8217;invenzione a costruire moltiplicazioni o clonazioni di personaggi, secondo l&#8217;indicazione dell&#8217;autore, e l&#8217;ironia veloce proposta da Cerciello. Eccellente rigore e fantasia nelle scene di Roberto Crea, disegno luci di Cesare Accetta e musiche di Paolo Coletta. Applausi e repliche fino a domenica 28.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">[Giulio Baffi \u2013 REPUBBLICA NAPOLI, 20 marzo 2010]<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&lt;b&gt;\u201cBrutto\u201d al Teatro Nuovo,<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Poker d&#8217;assi in scena per Carlo Cerciello&lt;\/b&gt;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La societ\u00e0 di oggi \u00e8 fondata su alcune basi che hanno ben poco di materiale ma parecchio di fatuo e superficiale, tutto ruota intorno all\u2019immagine, alla bellezza estetica, all\u2019apparire. \u201cBrutto\u201d di Marius Von Mayenburg, portato in scena al Nuovo Teatro Nuovo con la regia di Carlo Cerciello, \u00e8 un\u2019opera che mette sotto i riflettori proprio questa condizione umana, tessendo una trama che appartiene alla satira e al teatro surreale, ma che nasconde invece il bisogno di riflettere su quello che conta e ci\u00f2 che dovrebbe invece contare realmente nella vita di tutti noi. Il protagonista \u00e8 Leffe, un uomo dall\u2019esistenza normalissima, con un lavoro, una moglie e la gioia di aver inventato un nuovo prodotto da presentare ad un importante convention. Ma quando Leffe si accorge di essere stato sostituito all\u2019incontro da un suo collega, per un puro motivo di bellezza estetica, e dopo aver ricevuto una sonora conferma dalla moglie, decide di sottoporsi ad un intervento chirurgico per migliorare il suo aspetto. La bellezza splendente che ricever\u00e0 in dono gli porter\u00e0 lustro e fama, ma rappresenter\u00e0 anche il suo incubo peggiore. Fantastico il poker di attori in scena, da un Roberto Azzurro prima brutto anatroccolo e poi adone adorato da uomini e donne, convincente vittima dei tempi che corrono e straordinario nel toccante monologo finale, ad una Monica Nappo dolce mogliettina dalla tagliente crudelt\u00e0 nonch\u00e9 lussuriosa donna matura rapita dal fascino del protagonista. Paolo Coletta che ha curato anche le musiche dello spettacolo, passa senza problemi dalla compostezza di un impiegato scelto come sostituto del vero inventore per la convention iniziale ad un omosessuale poco represso, figlio di una madre padrona, cos\u00ec come Alfonso Postiglione caratterizza bene i due personaggi principali che porta in scena. La regia di Carlo Cerciello \u00e8 per\u00f2 l\u2019ingrediente fondamentale che ha reso lo spettacolo interessante ed intelligente, sfruttando al meglio l\u2019avveniristica scenografia di Roberto Crea, che ha permesso agli attori di passare da un\u2019ambientazione all\u2019altra pur senza veri elementi scenici. Il coraggioso regista ha anche saputo destreggiarsi perfettamente nella scelta di utilizzare gli stessi quattro attori per coprire tutti i ruoli che \u201cBrutto\u201d richiede, senza creare confusione nel passaggio, anche immediato, da un personaggio all\u2019altro, aiutato ovviamente dalla bravura dell\u2019intero cast. Questa particolare scelta rende alla perfezione l\u2019idea dell\u2019omologazione che inquina la nostra cultura, la mancanza di invidualit\u00e0 che permettano una distinzione netta tra una persona e l\u2019altra. In un periodo come quello attuale in cui si pensa soltanto ad essere al meglio esteriormente, uno spettacolo come \u201cBrutto\u201d non pu\u00f2 che permettere una riflessione riguardo l\u2019importanza di guardarsi dentro ed abbandonare il fugace valore di un bel viso o un corpo sensuale, a favore di ben altri tipi di bellezza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">[Gaetano Cutri \u2013 IL BRIGANTE, 21 marzo 2010]<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&lt;b&gt;La solitudine dell&#8217;apparenza&lt;\/b&gt;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La societ\u00e0 attuale, del tutto organizzata e puntualmente incardinata sull\u2019esasperata architettura visuale di ogni gesto, sulla gradevolezza del sembiante, quale misura incandescente di ogni filo a piombo, svuotando il quotidiano di ogni apporto sostanziale, del vero e primigenio nutrimento delle cose, si \u00e8 trasformata, servendosi di anfiboli strumenti catodici e di massa, in un\u2019enorme ed ubiquitaria vetrina sulla vita, come la struttura che, disegnata con arguzia dal bravo Roberto Crea, \u00e8 corridoio di relazioni e compromessi, luogo da cui l\u2019immagine si impone e si riflette, gabbia per idoli senza identit\u00e0, esseri per cui l\u2019alienazione non \u00e8 pi\u00f9 solo astratto concetto di critica marxista, ma la concreta estraneit\u00e0 del proprio essere umani, l\u2019esibizione triste e desolata del desiderio che gira su stesso.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201cBrutto\u201d ci offre, dunque, un simpatico affresco epocal-esistenziale della nostra societ\u00e0, generazione risucchiata nella rete luminosa del sembrare, affetta da un\u2019irreversibile distorsione percettiva, quella secondo cui la nostra immagine si correda di senso e di coscienza solo nella sua interminabile tensione ad apparire; in tale prospettiva i personaggi, tipi umani del tutto soffocati dal vacuo attivismo e dall\u2019idolatria del bello, sono solo qualche spanna pi\u00f9 in l\u00e0 dei nostri quotidiani compagni di schiavit\u00f9, perci\u00f2 appena un po\u2019 pi\u00f9 schiavi di questo assurdo paganesimo performativo, di questa degenerazione da \u201cpersonality market\u201d che ci svuota di quel che siamo per uniformarci al modello imposto dal bieco opportunismo dello Scheffler di turno &#8211; un perfetto Alfonso Postiglione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In realt\u00e0, urge davvero sottolineare che quel che rende questa messinscena un\u2019operazione preziosa ed imperdibile, \u00e8 proprio la bravura assoluta degli interpreti dacch\u00e9, diretti con la solita cura e la solita sensibilit\u00e0 artistica dall\u2019ottimo Carlo Cerciello, riescono ad imprimere ritmo, carattere e grinta ad un testo che, sebbene strappi pi\u00f9 di una risata e qualche amara considerazione, nel complesso vive, appassiona e trascina solo in virt\u00f9 dell\u2019impareggiabile ed ipnotico funambolismo attoriale di Roberto Azzurro e Paolo Coletta (grande ed attesissimo ritorno di una coppia storica del teatro italiano!) e dell\u2019evidente bravura di Monica Nappo che passa, con un\u2019agilit\u00e0 non comune, dal ruolo della moglie a quello dell\u2019amante ninfomane, confermando il suo talento e la sua riconosciuta vocazione a ricoprire con grande entusiasmo ed energia ruoli comici e grotteschi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">[Claudio Finelli \u2013 Teatro.org]<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&lt;b&gt;Concerto per facce sulla perdita d&#8217;identit\u00e0&lt;\/b&gt; &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per restare (dopo \u00abEcuba\u00bb) nell\u2019ambito della Grecia classica, viene spontaneo dire che l\u2019Anteo teatrale \u00e8 Carlo Cerciello: perch\u00e9, come il mitico re della Libia, figlio di Poseidone e di Gea, ritrovava per incanto le forze appena toccava la Madre Terra, cos\u00ec Cerciello ritrova di colpo l\u2019inventiva e l\u2019originalit\u00e0 appena lascia il cielo formalistico della scena \u00abufficiale\u00bb e ridiscende nella dimensione concreta del suo Elicantropo. Infatti \u00e8 con alcuni dei pi\u00f9 fedeli tra quanti collaborano con lui nell\u2019indomito avamposto del vico Gerolomini che ha realizzato l\u2019allestimento di \u00abBrutto\u00bb presentato al Nuovo dall\u2019Ente Teatro Cronaca di Mico Galdieri. Si tratta di un testo, per la prima volta messo in scena in Italia, di Marius von Mayenburg, uno dei nuovi autori tedeschi di spicco e \u00abdramaturg\u00bb di Ostermeier alla Schaub\u00fchne di Berlino. Ed \u00e8 un apologo sulla perdita dell\u2019identit\u00e0. Lette, un inventore, ricorre al chirurgo plastico per porre riparo alla sua indicibile bruttezza. E si trasforma, s\u00ec, in un uomo bellissimo e corteggiatissimo, ma nello stesso tempo deve accorgersi che non si riconosce pi\u00f9: si scopre prima invidioso dell\u2019\u00abaltro\u00bb che \u00e8 diventato e poi geloso dei moltissimi \u00abs\u00e9\u00bb che il chirurgo ha messo in circolazione clonando la sua nuova e oltremodo \u00abriuscita\u00bb faccia. Si capisce, quindi, che i pregi del testo di von Mayenburg consistono nel paradosso e nell\u2019iperbole surreale, spinta, quest\u2019ultima, sino al parossismo di un finale in cui tutta una serie di frasi fatte slittano nel \u00abnonsense\u00bb proprio per testimoniare la confusione tra le identit\u00e0 originali e quelle riprodotte: si va, poniamo, da \u00abnon posso vivere senza di me\u00bb a \u00abquando mi guardo negli occhi dimentico tutto il resto\u00bb. E conta, perci\u00f2, il fatto che uno dei problemi pi\u00f9 drammatici di oggi viene affrontato con tono leggero e, talvolta, francamente comico. Ebbene, la regia di Cerciello illustra e sottolinea tutto questo con una linearit\u00e0 che fa rima con allusivit\u00e0 e polisemanticit\u00e0. I personaggi si muovono quasi sempre all\u2019interno di nove contenitori comunicanti disposti in semicerchio e che rimandano alternativamente alle teche in cui si conservano i reperti anatomici, alle cabine telefoniche e ai \u00abs\u00e9par\u00e9s\u00bb destinati all\u2019abbronzatura artificiale. E poich\u00e9 di tanto in tanto ne escono per eseguire i loro assoli al proscenio, l\u2019insieme potrebb\u2019essere definito con termini musicali: un concerto per facce sul basso continuo dell\u2019individuo negato. Gli ottimi strumentisti di questo teatro da camera sono Roberto Azzurro (Lette) e, ciascuno in pi\u00f9 ruoli, Monica Nappo, Alfonso Postiglione e Paolo Coletta. A qualche calo di ritmo, poi, si potr\u00e0 ovviare con il procedere delle repliche.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">[Enrico Fiore \u2013 IL MATTINO, 25\/03\/2010]<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&lt;b&gt;Quant&#8217;\u00e8 brutto si rifaccia la faccia&lt;\/b&gt;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Gi\u00e0 enfant prodige del nuovo teatro tedesco il quasi quarantenne Marius von Mayenburg ha firmato Brutto, bel testo surreale dove un uomo di mezza et\u00e0 \u00e8 costretto dalla sua ditta a rifarsi la faccia per superare una bruttezza di cui lui era del tutto ignaro. Diventa popolare, mentre le sue deprecate fattezze vanno di moda e si perde il concetto d&#8217;identit\u00e0, tanto che la pi\u00e8ce prevede che tre dei quattro interpreti facciano ciascuno pi\u00f9 ruoli che ne denotano il ruolo nella societ\u00e0 o il sesso. Nello spettacolo diretto da Carlo Cerciello per l&#8217;Ente Teatro Cronaca spiccano allora le fattezze di Alfonso Postiglione, Monica Nappo, Paolo Coletta glissando tra l&#8217;essere e non l&#8217;essere tra le vetrine in uno show di gran classe.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">[Franco Quadri \u2013 REPUBBLICA, 27\/3\/2010]<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>BRUTTO<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&lt;i&gt;from the Blog &gt; http:\/\/www.alessionesi.it\/proprietexclusive\/&lt;\/i&gt;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201cYour body is a battleground\u201d declared commandingly, in bold white type over red background, Barbara Kruger. It was 1989, and as the decade of excess drew to a close, the post-feminist American artist, deliberately appropriating from the language of advertising, condensed in a knife-edged slogan a turbulent shift in the global perception of the body.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&lt;IMG SRC=&#8221;http:\/\/www.alessionesi.it\/proprietexclusive\/wp-content\/uploads\/2010\/04\/BRUTTO-da-sx-Roberto-Azzurro-Monica-Nappo.jpg&#8221;WIDTH=&#8221;463,32&#8243; HEIGHT=&#8221;308,88&#8243;&gt;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&lt;i&gt;From left: Roberto Azzurro. Monica Nappo.&lt;i\/&gt;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">With the 80s quest for a body of absolute, almost post-human or anti-human perfection \u2013 as if beauty has anything to do with perfection, actually \u2013 the idea of beauty had morphed, once and for all, from something that is given and un-definable into something perfectly defined that one can artificially attain. Plastic surgery, invasive and obtrusive, replaced make-up, and, just like make-up, it was common, not anymore a privilege of the upper classes.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&lt;IMG SRC=&#8221;http:\/\/www.alessionesi.it\/proprietexclusive\/wp-content\/uploads\/2010\/04\/BRUTTO-da-sx-Alfonso-Postiglione-Roberto-Azzurro.jpg&#8221;WIDTH=&#8221;463,32&#8243; HEIGHT=&#8221;308,88&#8243;&gt;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&lt;i&gt;From left: Alfonso Postiglione. Roberto Azzurro.&lt;\/i&gt;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Contemporary esthetic is still based on the very same principles, as Brutto (Ugly) the theater play written in 2006 by Marius Von Mayenburg demonstrates. Recently on stage at Naples\u2019 Teatro Nuovo, directed by Carlo Cierciello, Brutto tells the story of an ugly man who, after an operation, becomes beautiful, falling in love with himself while jumping from one surreal situation to the other.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&lt;IMG SRC=&#8221;http:\/\/www.alessionesi.it\/proprietexclusive\/wp-content\/uploads\/2010\/04\/BRUTTO-da-sx-Paolo-Coletta-Alfonso-Postiglione-Roberto-Azzurro..jpg&#8221;WIDTH=&#8221;463,32&#8243; HEIGHT=&#8221;308,88&#8243;&gt;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&lt;i&gt;From left: Paolo Coletta. Alfonso Postiglione. Roberto Azzurro.&lt;\/i&gt;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Using an almost cinematic montage, high-tech props and deliberately choosing not to show any changes \u2013 the actors are the same, before and after surgery \u2013 Cerciello, by way of Von Mayenburg, touches a nerve: the desperate need to be beautiful, today, obeys to commonly-accepted models; surgery, making models real, creates an army of clones. The prophetic Pier Paolo Pasolini in the early 70 called it homologation.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&lt;IMG SRC=&#8221;http:\/\/www.alessionesi.it\/proprietexclusive\/wp-content\/uploads\/2010\/04\/BRUTTO-da-sx-Monica-Nappo-Alfonso-Postiglione-Roberto-Azzurro-Paolo-Coletta.jpg&#8221;WIDTH=&#8221;463,32&#8243; HEIGHT=&#8221;308,88&#8243;&gt;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&lt;i&gt;From left: Monica Nappo. Alfonso Postiglione. Roberto Azzurro. Paolo Coletta.&lt;\/i&gt;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">He was addressing behavioral patterns and social fashions, but, as ever, reality has proven far more fantastic than fantasy. The antidote might be a stubborn cultivation of peculiarities: quite a difficult task in our era of mass-marketed individualism.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">[Angelo Flaccavento\u2014Alessio Nesi Blog]&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>BRUTTO di Marius Von Mayenburg con Roberto Azzurro, Paolo Coletta, Monica Nappo, Alfonso Postiglione scene Roberto Creacostumi Daniela Cianciomusiche Paolo Colettaregia Carlo Cerciello produzione Ente Teatro Cronaca Napoli, Teatro Nuovo dal 18 al 28 marzo 2010 L\u2019opera, che potrebbe, a buon diritto, collocarsi nel genere \u201cteatro dell\u2019assurdo\u201d, sotto le apparenze di una divertente satira sociale, [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":0,"menu_order":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":{"ngg_post_thumbnail":0,"footnotes":""},"class_list":["post-624","page","type-page","status-publish","hentry"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/paolocoletta.net\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/624","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/paolocoletta.net\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/paolocoletta.net\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/paolocoletta.net\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/paolocoletta.net\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=624"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/paolocoletta.net\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/624\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":636,"href":"https:\/\/paolocoletta.net\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/624\/revisions\/636"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/paolocoletta.net\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=624"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}