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Paolo Coletta

Teatro, musica e cinema. nato a Napoli / theatre, music and movie. born in naples

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    HAMELIN
    con Fabio Tinella

    drammaturgia e regia Tonio De Nitto

    Hamelin, regia di Tonio De Nitto – Fabio Tinella

    dramaturg Riccardo Spagnulo
    Musiche originali Paolo Coletta
    Voiceover Sara Bevilacqua
    Sound designer Graziano Giannuzzi
    Scena Iole Cilento
    Burattini Michela Marrazzi
    Luci Davide Arsenio
    Costumi Lapi Lou
    Assistente scenografa Cristina Zanoboni
    Costruzione scenica Luigi Di Giorno

    Cura della produzione Claudia Zeppi
    Amministrazione Emanuela Carluccio
    Distribuzione Francesca D’Ippolito

    produzione Factory compagnia transadriatica

    con il sostegno di Segni new generations festival

    Hamelin, regia di Tonio De Nitto – Fabio Tinella
    Hamelin, regia di Tonio De Nitto – Fabio Tinella

    PREMIO EOLO 2023 MIGLIOR SPETTACOLO PER LE NUOVE GENERAZIONI

    «Lo spettacolo di Tonio De Nitto, con la drammaturgia di Riccardo Spagnulo, prende spunto dall’enigma dei bambini scomparsi nella fiaba del Pifferaio magico. Il pifferaio, qui interpretato da Fabio Tinella, misterioso interprete di un teatro che si perde nella notte dei tempi, giocando su diversi piani temporali, s’interroga sul ruolo dell’arte oggi. La creazione di Factory, coinvolgendo adulti e bambini in modo diverso su quello che accade davanti ai loro occhi anche attraverso delle cuffie, ci restituisce, in modo complesso e foriero di molteplici significati, una storia senza tempo ma di arcano spessore»

    La storia del pifferaio di Hamelin è ancora avvolta nel mistero. Hamelin è il nome di una cittadina al nord della Germania dove leggenda e realtà si son fuse centinaia di anni fa, dove diverse ipotesi non hanno mai risolto il mistero della sparizione di 130 bambini, come riportato nella targa affissa sulla cosiddetta casa dell’accalappia topi. Un fatto di cronaca traslato via via in fiaba, nella tradizione orale prima e nella raccolta “Saghe germaniche” dei Fratelli Grimm poi.

    Ad Hamelin vige ancora il divieto assoluto di suonare musica nella via Senzatamburi, dove anche i cortei in festa che vi arrivano cessano immediatamente ogni suono.

    Ma cosa è successo ai bambini di Hamelin? Dove finisce la realtà e dove inizia la finzione?

    Le affinità col tempo buio che stiamo vivendo trovano un’eco stupefacente nel buio che la cittadina di Hamelin stava attraversando a causa del morbo portato dai topi.  Lo spettacolo proverà a raccontare e ripercorrere l’origine di questo mistero giocando su diversi piani: quello temporale diviso tra l’oggi e quello della storia e, infine, il piano della percezione perché adulti e bambini potranno seguirlo attraverso un punto di vista diverso utilizzando un apposito dispositivo che porta i corpi di chi guarda a entrare nella scena in maniera interattiva. 

    Ci siamo chiesti in cosa possa consistere oggi la libertà’ restituita dal pifferaio e possiamo dire che il pifferaio come artista porta una visione diversa da quella degli adulti, in cui c’è spazio per la sorpresa e per il rapimento della bellezza (cose che appartengono all’infanzia). E’ una figura che cambia di segno, perché il suo rapimento attraverso la musica è uno strappare i bambini ai divieti, alle restrizioni e alla troppa protezione che non li fa crescere.

    Allo stesso tempo questo personaggio che col suo carretto sembra un reperto dell’antico teatro viaggiante, innesca una profonda riflessione sul ruolo dell’artista nella società oggi. 

    Questo spettacolo e’ un’esperienza teatrale destinata a un numero ristretto di spettatori (max 70 tra adulti e bambini).

    recensioni

    …Hamelin è uno spettacolo fortissimo e denso, sia dal punto di vista dei linguaggi utilizzati– che passano magistralmente dal teatro di narrazione al teatro di figura, al teatro musicale, fino all’esperienza in cuffia, che amplifica in maniera eccezionale tutte le altre – sia rispetto ai temi trattati, che fanno riferimento all’esperienza della pandemia. L’artista sfruttato e poi brutalmente scacciato, l’infanzia oppressa, la negazione del corpo inteso come possibilità di gioiosa espressione del sé, come desiderio di relazione. Noi spettatori abbiamo sperimentato insieme il dolore dell’oppressione, la drammatica presa di coscienza di essere a nostra volta oppressori e la gratitudine per aver avuto un’altra possibilità.

    Nella Califano, stratagemmi.it

    Si consuma così uno spettacolo di rara magia e forza evocatrice che aggiunge una nuova tappa del tutto diversa nel cammino della compagnia leccese in cui Fabio Tinella si misura per la prima volta efficacemente con il Teatro di figura, restituendoci in modo complesso e foriero di diversi significati una storia senza tempo di misterioso spessore, così necessaria in un’età così difficoltosa per grandi e bambini come quella che stiamo vivendo. 

    Mario Bianchi, Eolo

    Hamelin non è uno spettacolo che si preoccupa di proporre o consentire diversi livelli di lettura a seconda del bagaglio di esperienze e conoscenze legate all’età degli spettatori; neanche però relega genitori, zii e nonni al ruolo di adulti accompagnatori e custodi dei minori né i bambini al ruolo di “festeggiati”. Questo è uno spettacolo che restituisce la possibilità di osservare, vivere e rivedere dalla giusta distanza – una distanza prima esasperata e poi annullata – la relazione che viviamo quotidianamente con figli, nipoti, studenti.

    Giuseppe Antelmo, Casa dello spettatore

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