(h)amleto
liberamente ispirato ad Amleto di William Shakespeare
una produzione di
Factory compagnia transadriatica
a cura di Tonio De Nitto e Fabio Tinella
assistente Carmen Ines Tarantino
testo Fabrizio Tana
con Alessandra Cappello, Lara Capoccia, Anna Giorgia Capone, Nicola De Meo, Francesca De Pasquale, Francesca Peluso, Alessandro Rollo, Antonella Sabetta, Stefano Solombrino, Diomede Stabile, Fabrizio Tana, Carmen Ines Tarantino, Silvia Lodi, Fabio Tinella, Elena Urso
luci Davide Arsenio
costumi Lilian Indraccolo
scene Egle Calò
VoiceOver Lorenzo Paladini
musiche Paolo Coletta
sound designer Graziano Giannuzzi
illustrazione Valeria Puzzovio
grafica Big Sur
con il supporto di
Direzione Generale Spettacolo, Fondo Beneficienza San Paolo
un ringraziamento a
Polo biblio-museale di Lecce, Comune di Lecce, Teatro Pubblico Pugliese, Teatro comunale di Novoli, Teatro comunale Excelsior Carmelo Bene di Campi Salentina, Filippo Bubbico, Roberto Cazzato, Luca Pastore
tournée
8 aprile – 20.00, La Corte Ospitale, Rubiera (RE)
10 aprile – 20.00, Teatro Franco Parenti, Milano
11 aprile – 20.00 Teatro Franco Parenti, Milano



(h)amleto è il punto di arrivo della ricerca di Factory su teatro e disabilità, un’indagine sul corpo non conforme attraverso lo sguardo e le parole non conformi che accompagnano la discesa nell’abisso shakespeariano. Un gruppo misto di persone con e senza disabilità si è cimentato con la tragedia per eccellenza, ne ha scandagliato i temi e le possibilità provando, attraverso di essa a rivendicare la propria esistenza, quell’esserci, quel “to be” che ci fa aggrappare alla vita anche quando ne perdiamo il senso. Anche le parole di questo (H)amleto sono scritte da una penna non conforme: Fabrizio, autore e attore con la sindrome di Down, scrive il testo come un parto libero di pensieri raccolti per più di un anno, attraverso messaggi e lettere scambiati con le guide, parole in cui persona e personaggio si confondono inventando una grammatica speciale, essenziale ed esistenziale. Un Hamleto nella testa di Hamleto, affollata dalle ossessioni che non gli danno pace, che non gli consentono più di disgiungere la realtà dalle proiezioni della sua mente.
Factory dal 2016 si occupa di produrre spettacoli di Teatro sociale d’Arte, nel cui staff artistico sono presenti anche persone con disabilità. Tra questi Diario di un brutto anatroccolo (ad oggi oltre 200 repliche in Italia e all’estero vincendo diversi premi internazionali). Con lo stesso cast artistico nel 2019, in coproduzione con Fondazione Sipario Toscana, nasce Peter Pan, accolto in importanti programmazioni e festival teatrali come “Romaeuropa”. Sempre nel 2019 realizza una coproduzione europea, Hubu Re, con un cast di attori italiani e greci, esperienza confluita nel libro Cross the gap – attraversamenti nei teatri del possibile (Ed. Cue Press).
(H)amleto al Campania teatro festival
NAPOLI, TEATRO MERCADANTE 18 GIUGNO 2025, ORE 21

TEATRO MERCADANTE 18 GIUGNO 2025, ORE 21:00DURATA 1H E 30 MINUTI
Spettacolo con audiodescrizione (+ )
stampa
(H)AMLETO visto da Alessandro Toppi su Hystrio n.4 2023
Sia chiaro, nessuna riduzione buona per un accogliente esercizio di teatro sociale: De Nitto e Tinella mettono in gioco William Shakespeare seriamente. A modo loro. Creando il dissidio tra l’uno e tutti gli altri (la passione che Factory ha per i brutti anatroccoli), alternando una cattiveria fanciullesca (lo zio assassino in bicicletta) alla comicità più spinta (i becchini), mostrando attimi di tenerezza (Amleto quando poggia la testa sulla spalla di Ofelia), giocando con la follia recitata (il naso rosso da clown) e facendo risuonare un carillon, emblema dell’amore di De Nitto per le giostre e i ninnoli. Ma quel che davvero sorprende stavolta è la drammaturgia. Il testo di Fabrizio Tana è incredibile. Fatto di centinaia di messaggi WhatsApp, non è un adattamento ma un’adesione ricreativa che sfiora l’identificazione assoluta: Tana è Amleto e ne assume già in scrittura il punto di vista, gli umori, le spinte, la rabbia. Il risultato è un andamento linguistico che distorce e riplasma le frasi e le parole rivelandole. Da segnalare infine le luci di Arsenio che colorano a tinte forti (come usasse l’evidenziatore più che i pastelli) il dramma.
(H)AMLETO visto da Mauro Marino su Spagine
Una materia creaturale che si manifesta nel buio di una scena densa di voci e di colori. Possiamo azzardare una scena “sanamente Beniana” nel suo intreccio narrativo ma soprattutto per le vette poetiche che raggiunge. Un testo straordinario, fatto di versi “dettati” dal protagonista Fabrizio-Amleto, «prima al cellulare poi elaborati in lettere e messi in ordine per tessere la drammaturgia», racconta Tonio De Nitto curatore con Fabio Tinella e Carmen Ines Tarantino dell’Atto.
Versi, dove la ripetizione delle parole diventa canto, una sequela dedicata alla mancanza, del Padre e dell’Amore. Non credo che Fabrizio abbia mai letto o ascoltato i versi e le letture di Mariangela Gualtieri, nella sua poesia c’è quella vibrazione, quell’invocare, lo stesso incedere, lo stesso inciampare, le stesse esitazioni, la stessa desolazione e la stessa speranza.
C’è tutto e c’è molto altro se ci si abbandona all’ascolto: c’è la vita e soprattutto l’ordinarietà del “tradimento” che forse tutti oggi scontiamo… Quel “perduto amor” che tutti piangiamo!
(H)Amleto: disabilità per un sublime Shakespeare
Tommaso Chimenti su Cultura Commestibile del 27.04.24
Abbiamo visto decine, innumerevoli Amleto. Non tutti memorabili. Ma Amleto è e resta il Teatro. E ci sono Amleto che colpiscono più di altri. E’ il caso di questo “(H)Amleto”, progetto pugliese del regista leccese Tonio Di Nitto (prod. Factory compagnia transadriatica, FTS), dove quell’acca davanti tra parentesi non sta, secondo noi, per il riduttivo handicap ma per la coniugazione del verbo avere, per l’immedesimazione, la partecipazione endemica, semantica, cutanea dell’attore che interpreta il Principe di Danimarca e il suo ruolo divenendo un tutt’uno inscindibile con la sua persona. Come dire: “Io Ho Amleto. Dentro”. Incontriamo infatti il protagonista nel foyer e ci dice: “Piacere, io sono Amleto”. La compagnia Factory è attiva dal 2009 e si divide tra prosa (“Sogno di una notte di mezza estate”,
“La bisbetica domata”, “Romeo e Giulietta”, “Il fantasma di Canterville”) e teatro per ragazzi (“Hamelin”, “Cenerentola”). De Nitto in questi anni ha sviscerato Shakespeare ma qui compie un grande salto, un’operazione non soltanto sociale ma culturale, di cambiamento radicale delle prospettive: far riscrivere il testo, la partitura dei dialoghi di Amleto, all’attore con sindrome di Down che lo interpreta, Fabrizio Tana, che qui ha riversato il suo vivere e vissuto, i suoi giorni e sogni, il suo amore e le sue ossessioni.
Una drammaturgia sgrammaticata, infantile e adolescenziale, contorta e ridondante e traboccante di errori sintattici ma vivida, fresca, toccante, profonda e incisiva. Da questa esperienza nascerà anche un volume con i testi di Tana correlati dalle tavole della disegnatrice Valeria Puzzovio. E’ un “(H)Amleto” (visto alla Città del Teatro di Cascina, dove al bar offrono gratuitamente bottigliette d’acqua e caffè) colto e diver-tente, colorato, raffinato e ricco di invenzioni già dalla prima scena dove i personaggi principali stanno attorno, morti, al cadavere del Principe in una sorta di circolarità finale: Amleto ha le scarpe luccicanti glitterate e felpa con cappuccio ben calcato sulla testa da rapper e periferia d’asfalto duro, lo zio Claudio è in bicicletta, Ofelia in carrozzina, Rosencrantz e Guildenstern sembrano inglesi con la bombetta usciti da un quadro di Magritte o dalle messinscene di Rem e Cap o ancora somiglianti ai Blues Brothers. Esplosivi i due becchini tra filastrocche e vecchi proverbi, danno brillantezza e leggerezza e pulviscolo di coriandoli. Iconiche e spiazzanti sono le scelte musicali che vanno dalla “Voglio vivere cosi” alla “Sei forte papa di Cimi Morandi, a “May head is a jungle” di Emma Louise a “Ma se la banana non ce l’hai?” fino a “Perduto amore”. Il dettaglio-fulcro di questa analisi scenica è il gigantesco candelabro medievale che grava e gravita sulle loro teste, un paralume che è formato da due corolle che sembrano due corone, una di Re e l’altra più piccola concentrica di Principe, corone di spine, candeliere che si storce, come gli oggetti di Dali, le scale di Escher o le teste di manichino di De Chirico, e si riallinea tra realtà onirica e incubo visionario. Altro segno scenico funzionale ma che diventa cifra e sottolineatura è l’apertura triangolare sul fondale come fessura dell’Origine del Mondo, come la locandina di 007, come i simboli sulle divise dei componenti delle astronavi in Star Trek. Qui dietro, in questo doppio binario, nell’universo che si affaccia da questa fenditura, si apre un’altra scena fatta di apparizioni fugaci e furtive, di flash abbaglianti che arrivano, colpiscono e spariscono; è la mente affollata e disturbata del principe che si apre come vongola, come ostrica, come buco della serratura, come taglio di Lucio Fontana per sbirciarci dentro: il padre di Amleto è un ectoplasma senza forma bianco lattiginoso con smerigliature viola, quasi una medusa melliflua incorporea e fumosa, il funerale di Ofelia che passa in un rosa shocking. Amleto ruota la sua spada a terra come faceva Ennio Doris, fondatore di Banca Mediolanum, con il bastone nel suo famoso spot, mentre il sarcasmo del becchino Nicola De Meo ci ha ricordato la causticità del comico Valerio Lundini.
Ci è piaciuto anche Fabio Tinella nel ruolo di Orazio. Curioso il parallelismo e associazione tra il teschio di Yorick e una parrucca rossissima folgorante (quasi come quella celebre della pellicola “Closer”) che doveva incarnare lo spirito di Francesca Deagostini, ginnasta italiana realmente esistente, della quale Tana è invaghito citandone curriculum e gesta sportive. Un Amleto illuminato di stupore e magia, meraviglia e mistero, al quale quell’H non toglie nulla ma aggiunge. Dopotutto l’H è muta, come ci insegna Django.