Amore di tango (Il ladro e la milonga)
di Paolo Coletta
con Lello Giulivo, Barbara Di Bartolo, Sergio Di Paola, Rino De Masco, Mario Torella di Romagnano
musiche Carlos Gardel
elaborazioni e musiche originali Antonio Sinagra
scene Paolo Calafiore
costumi Manola Romagnoli
regia Lindsay Kemp
produzione Progetto Teatro Sas – Festival La Versiliana
9/10 luglio 2004 – La Versiliana Festival
21 luglio 2004 – Leuciana Festival ore 21.30, Teatro dei Serici

Alle 15:10 del 24 giugno 1935, in uno scontro tra due aerei sulla pista dell’aeroporto di Medellìn, muore Gardel. Con lui nella sciagura perdono la vita i suoi musicisti e l’inseparabile Alfredo Le Pera.
Su quell’aereo, Isabel Del Valle, la fidanzata di Carlos, non è mai salita.
È soltanto l’ultimo dei misteri circa la vita del mitico artista.
Avvolto da un nugolo di incognite, il suo percorso umano mostra numerose lacune, inesattezze e contraddizioni, molto probabilmente alimentate da Gardel stesso.
Ci fu un momento, intorno alla metà dell’800, in cui l’arrivo di una massa anonima di emigrati, nella maggior parte italiani, maschi e in età lavorativa, triplicò la popolazione di Buenos Aires: una vera e propria città nella città. Quegli uomini si sentirono separati dalla distanza, fuori posto, fuori tempo. E cominciarono a vivere nel ricordo del paese lontano e con l’idea ossessiva del ritorno. Nostalgia allo stato puro: da “nostos”, ritorno al paese, e “algia”, dolore. Desiderio violento di tornare, malinconia per le cose che forse non si rivedranno più. Tornare: il verbo chiave del Tango, lo stesso verbo degli emigranti.
Prima di essere un emigrante Gaetano è un uomo in fuga; e chi fugge non desidera tornare. Il Tango piomba nella sua vita a fargli cambiare idea e a rendergli il ritorno a Napoli inevitabile.
In un clima di precarietà totale, ma, nello stesso tempo, di volontà di vita, egli, con il suo doloroso desiderio di affermazione, compie la sua corsa sfrenata verso il futuro, fino all’autodistruzione.
Non esistono documenti né testimoni che attestino storicamente il tentativo di commistione tra canzone-tango e canzone napoletana. Questa storia prova a immaginare che un giorno, intorno agli Anni ‘30-‘40 di questo secolo, ciò sia accaduto – magari inconsapevolmente – e azzarda, con la tenerezza e il rispetto che si ha verso le cose che avrebbero potuto essere e non sono state, una ipotesi di forma musicale nata dall’unione di queste due culture così imponenti e caratteristiche.
(Paolo Coletta)
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traspi.net – redazione (25 luglio 2004)
Il festival della Versiliana, sotto la direzione artistica di Franco Martini, si riconferma anche quest’anno come uno degli eventi cultural mondani più interessanti non soltanto della Versilia ma dell’intera Toscana. Oramai giunto alla sua XXV edizione offre anche quest’anno tutta una rosa di appuntamenti, dal teatro alla canzone, dalla danza al musical alla magia con la partecipazione straordinaria del mago Forest, il 28 luglio.
Grande successo di pubblico ha ottenuto il primo appuntamento della stagione, “Amore di tango” o “Il ladro e la milonga” di Paolo Coletta, per la regia di Lindsay Kemp; l’11 luglio è andato in scena “Diciamoci la verità”, con Ficarra e Picone, mentre in prima nazionale è molto atteso l’appuntamento con “La capra” o “Chi” è Sylvia”, con Catherine Spaak, per la regia di Enrico Maria La manna. Accanto alla Spaak in questa piece di Edward Albee è Claudio Bigelli. Un altro interessante appuntamento con il teatro di prosa è atteso il 20 e 21 luglio, con “Re Lear” di William Shakspeare, con Roberto Herlitzka e l’ormai celebre Alessandro Preziosi. Il 22 luglio a seguire una prima nazionale dal titolo “Possession” di Giulietta Revel e Francesca La Cava, per la regia di Giulietta Revel, con i danzatori della sua compagnia. Il 24 e 25 luglio latro attesissimo appuntamento con un balletto che è integralmente sul ghiaccio, “Il lago dei cigni” su coreografie di Marius Petipa.
Dopo la serata con la magia e Mr Forest, un’altra prima nazionale, con Alessandro Benvenuti. Dal 1 al 3 agosto Loretta Goggi sarà la protagonista di “Molto rumore per nulla”, per la regia di Lina Wertmuller, il 4 agosto atteso concerto dei Nomadi, cui seguirà il 7 e 8 agosto un’altra prima nazionale, con Gianluca Guidi e Anna Falchi dal titolo “A piedi nudi nel parco”di Neilson Simon, con la partecipazione straordinaria di Erika Blanc. Per gli amanti della musica tradizionale e popolare russa l’appuntamento è con “Beriozka”, diretto da Mirka Koltzova; gli appassionati di musica cubana potranno dilettarsi il 15 agosto con il “Ballet Folfloristico di Cuba”, su musiche afro cubane, latine, gagà, bolero, salsa. Il 22 agosto edizione integrale del “Bolero” con grazie Galante, su musica di Maurice Ravel, con il corpo di ballo della compagnia nazionale del Balletto. La stessa serata verrà anche danzata la Carmen di Georges Bizet, su coreografie di Tuccio Rigano. Spazio al musical verrà dato l’11, il 12 e il 13 agosto con “Sette spose per sette fratelli”, per l’adattamento e la regia di Saverio Marconi, con Michele Canfora e Valeriana Monetti. Gli amanti del balletto potranno godere del “Giulietta e Romeo” di William Shakspeare, con la partecipazione di Raffaele Paganini e Monica Perego, il 17 e 18 agosto, il 24 agosto sarà la volta di Mango. Il 26 agosto di Francesca Reggiani in “Io, Patty e tutte le altre”. Gli amanti dei Beatles potranno godere della rockopera “Back to Beatles”, per la direzione musicale di Fabrizio Bertolucci. La stagione si concluderà con il musical “Francesco”, su musiche di Angelo Branduardi e testi di Luisa Branduardi.
Tango — Il guappo Tano, sgraffignatore di cassetti, fa innamorare le dame con repertorio partenopeo argentino
Mario Bernardi Guardi – Il Foglio (sabato 10 luglio 2004)
Per Jorge Luis Borges, uomo di eccessi fantastici ma di costumi puritani, tango e milonga erano danze nate nei postriboli di Buenos Aires. Quelli dove spesso lampeggiava il pugnale, fascinoso oggetto emblematico, che appariva nei suoi sogni di bambino, quando il poeta vagabondo Evaristo Carriego veniva a far visita alla famiglia Borges nel quartiere Palermo, e raccontava storie di passioni e di notturne magie. Tanghi e milonghe allacciano la coppia mimando amplessi: lo scrittore argentino vi traeva le suggestioni di una vita “che non era stata la sua”, perché il destino non lo aveva voluto spavaldo e virile avventuriero, ma pensoso bibliotecario cieco. Avventuriero spavaldo, ma ovviamente anche tenero, galante e malinconico, come ogni napoletano che si rispetti, è il guappo Gaetano, in fuga verso i labirinti bonaerensi. Mariuolo e macho come si conviene, Gaetano ha rubato l’incasso del locale dove cantava e ha sedotto Maria, la figlia del padrone Mastu Vicienzo, che gli ha giurato odio eterno e conseguente, tremenda vendetta. Per non esser fatto fuori dai suoi scagnozzi, Tano, core ingrato, piglia o’ bastimento pe’ terre assa’ luntane. Insieme alle lacrime napulitane della sedotta-abbandonata, lo accompagna Peppino, una sorta di lunare pazzariello a lui devotissimo.
È il 1934: sul palcoscenico della Versiliana passano filmati d’epoca; violini e mandolini fanno a gara per arruffianarsi gli spettatori; Lello Giulivo, nelle vesti dell’amante fuggitivo, intona canti con voce pastosamente accattivante. Il tutto servito in compiaciuta salsa kitsch: l’autore Paolo Coletta e il regista Lindsay Kemp sanno quanto siano importanti gli stereotipi, quanto l’immaginario collettivo se li tenga belli al caldo e non gradisca le guastatrici irruzioni avanguardistiche. Tutto, dunque, furbescamente antico e sperimentato, e le tredici sequenze della storia, che collocano i personaggi in ambienti e situazioni esemplari, lo confermano.
Violini e mandolini Tano, sgraffignatore di cassetti, ha un sogno nel cassetto: una nuova forma musicale, tango e canzonetta amorosamente avvinti. Ora, ma guarda un po’, sul piroscafo viaggia il più grande autore-interprete del tango, Carlos Gardel. In compagnia di Alfredo La Pera, suo paroliere e, presumibilmente, “gaio” sodale, e Isabel del Valle, di Carlos amante, presumibilmente platonica, in stato di comprensibile nervosismo.
La fanciulla vaga silente e non bada al guappariello; Carlos e Alfredo scendono dall’alto in basso con un attimo di distratta attenzione. Poi, l’arrivo nelle lontane Americhe. Tano e Peppino lavorano all’Albergo Palermo: cameriere il primo, facchino il secondo. Per benevola concessione padronale, però, Tano, la sera, intrattiene gli ospiti con suo bel canto. Proprio in occasione di un grande concerto di Gardel, a Tano viene assegnato il compito di lavapiatti in cucina. Può comunque esibirsi per i clienti nel suo repertorio partenopeo-argentino. Tra gli ascoltatori, c’è lei, la misteriosa Isabel, che ha disertato il concerto di Carlos e che prima fa la difficile, accusando Tano di aver arraffato a piene mani dal repertorio dell’algido amante; poi, però, appare dinnanzi allo sconsolato guappo, tutto impegnato in lava-asciuga nella cucina dell’albergo, lo aiuta nell’umile bisogna, si mette a fischiettare, tangheggiando, una canzone napoletana, ascoltata a un ballo di emigranti, ne segue l’esecuzione fatta dal tenero e caliente Tano (una splendida “O sole mio”, sussurrata come una dichiarazione d’amore), si abbandona nelle sue braccia. Tango e canzonetta mirabilmente avvinti. Non gradisce Carlos, giunto all’improvviso. Ripudia la femmina, se ne va con La Pera. Moriranno in un incidente aereo. Pieni di rimorsi, Tano e Isabel si dicono addio. Per sempre, visto che lui, tornato a Napoli, è freddato dalle scagnozzesche pistolettate. Violini e mandolini commemorano.
“Amore di Tango”, stasera alla “Versiliana” di Marina di Pietrasanta; il 21 al Leuciana Festival di Caserta
Lindsay Kemp: «Il mio tango napoletano»
Angela Matassa – il mattino (Lunedì 28 Giugno 2004)
«È un progetto bellissimo». Lindsay Kemp parla di «Amore di tango – Il ladro e la milonga», lo spettacolo scritto da Paolo Coletta e interpretato da Lello Giulivo, di cui sta curando la regia, atteso al debutto il 9 luglio al festival della Versiliana, e poi a Caserta il 21 per le Leuciane. Musica dal vivo, danza e videoproiezioni per raccontare Carlos Gardel, il re del tango. «Con Lello c’è una collaborazione di cuore, oltre che l’amicizia», spiega il grande mimo-ballerino. «È un artista di talento, condividiamo molte cose, tra cui la voglia di divertirci mentre lavoriamo».
Il gioco, infatti, è uno dei temi portanti dei suoi lavori, assieme al sogno, alla passione, all’amore.
«Ritrovo tutto questo nei napoletani. Amo Napoli e la sua tradizione musicale, artistica, mitologica, che si esprime soprattutto nella canzone».
Proprio sul rapporto tra canzone napoletana e tango è nato questo spettacolo, una storia di gente povera, di emigranti, di attori girovaghi.
«Il teatro povero mi ha sempre affascinato, credo sia la mia storia, quella dei teatranti senza un soldo, ma pieni di sogni, che lottano per migliorare il mondo».
Così ha messo insieme due delle sue passioni: Napoli e il tango.
«Ho tanto ballato in Italia e in Argentina! In questo testo mi interessano le vite dei tanti emigranti italiani che si trasferirono a Buenos Aires pieni di speranze, il legame tra canzone partenopea e canzone tango, gli inizi del Novecento, la nostalgia».
Linday Kemp è un uomo felice?
«Mi sento fortunato. Mi rendo conto della differenza che c’è tra la mia felicità interiore e il dolore e l’angoscia che ci sono nel mondo. Il linguaggio dell’amore è l’unico che può parlare sempre e dovunque. Attraverso i silenzi, la musica, un tocco, un sorriso. Sono attratto dal dramma, ma cerco sempre di coniugarlo con un sorriso».
Lo ha fatto anche in questo testo, in cui Paolo Coletta immagina che la donna di Carlos Gardel s’innamori di un cantante emigrante napoletano.
«Il compito di un intrattenitore, quale io sento d’essere, è quello di divertire il pubblico, mai di violentarlo. Di coinvolgerlo, di aiutarlo a sorridere e a vivere l’amore».
Che cosa ama di più nella vita?
«Love! Tutto si trasforma, ci sono tante novità che non sappiamo nemmeno dove ci porteranno, ma il cuore no, la potenza dell’amore è eterna. Anche se cambia la società e cambiano i modi».
Il sogno come può aiutarci?
«È il modo migliore per lottare, a piccoli passi, per modificare le cose. I sogni sono sempre incoraggianti. Io invito gli spettatori a sognare con me e ad aprirsi».
Lei ha lavorato in tutto il mondo grazie al successo di allestimenti celebrati come «Flowers», «Alice», «Mister Punch».
«Il mio teatro è comprensibile ovunque perché la musica, la danza, il mimo sono linguaggi universali. Certo, ognuno reagisce a modo suo e per me ogni spettacolo è una prova: sono sempre terrorizzato quando si va in scena».
Ricordi partenopei?
«Quando portai a Napoli il mio ”Mister Punch”, temevo di essere considerato uno straniero che voleva imitare una figura importantissima della tradizione qual è Pulcinella. Quando vennero gli applausi, piansi».
Si riconosce nella definizione di zingaro dell’arte?
«Essere inglese è solo un errore di percorso, forse in una vita precedente sono stato spagnolo, italiano o giapponese. La canzone napoletana, le nacchere iberiche, la danza nipponica: tutto questo è dentro di me».
Oggi dirige, crea, sta scrivendo un’autobiografia, ama insegnare. Ma in cantiere ha un progetto che lo riporterà in palcoscenico.
«È vero. Sarò Elisabetta I in uno spettacolo che debutterà l’anno prossimo. Ci saranno tante cose: l’epoca con le sue caratteristiche, la musica d’allora e quella moderna, ma anche il melodramma italiano, la vecchiaia della regina. Un lavoro onirico ispirato alla sua figura, ma che in fondo, come sempre, è il mio autoritratto».
S. Leucio (Ce), 21 Luglio 2004, Teatro dei Serici. Passione, amore e morte in scena per “Amore di tango” di Paolo Coletta, con Lello Giulivo.
Pia Di Donato e Pasquale Corrado – casertamusica.com (Lunedì 28 Giugno 2004)
Di nuovo una contaminazione, questa volta tra canzone-tango e canzone napoletana grazie alla bravura dell’attore cantante che si cimenta in alcune fra le più famose canzoni-tango di Gardel e Le Pera, contrappuntandole con altrettante napoletane: le due, grazie all’accompagnamento con il bandoneòn (una piccola fisarmonica), si sovrappongono evidenziando i caratteri comuni.
Queste canzoni accompagnano una storia che potrebbe esser vera, tanto ci ricorda l’imponente fenomeno di immigrazione dei primi decenni del ‘900, quando molti italiani cercarono miglior fortuna in Argentina e in particolare a Buenos Aires: Gaetano fugge, con l’amico Peppino, da Napoli per sottrarsi alla vendetta del suo datore di lavoro cui ha rubato (da qui “Il ladro” del titolo) l’incasso e sedotto la donna. Già in lui c’è l’amore per la Milonga (un tipo di tango), tanto che viene proprio rimproverato dall’amico fedele di non cantare secondo la tradizione il repertorio napoletano e il destino ci metterà lo zampino facendo loro incontrare sul piroscafo Gardel, il più grande autore-interprete di tango mai esistito, e Le Pera, autore della maggior parte dei suoi brani.
Anche se viene ignorato da Gardel, tuttavia l’incontro segnerà la vita, di Gaetano vuoi per il furto di alcuni spartiti, vuoi per l’incontro con Isabel, l’amante di Gardel.
I due si ritroveranno qualche tempo dopo a Buenos Aires e le loro tristezze si uniranno in una passione brevissima segnata dal rimorso: entrambi si sentiranno colpevoli della morte di Gardel dovuta ad un fatale incidente aereo.
Inevitabile quindi il ritorno a Napoli di Gaetano che serenamente andrà incontro ad un destino di morte.
Come si vede non è la tragedia l’elemento principale ma “la tristezza” come vuole il detto “il tango è un pensiero triste che si balla” e durante lo spettacolo abbiamo anche assistito ad un tango interpretato secondo la migliore tradizione da due uomini, con figure elaborate, al quale solo in un secondo momento si unisce la figura femminile per un sensualissimo gioco a tre.
Nonostante la semplicità della scena e la preponderanza del canto sul dialogo, lo spettacolo riesce a trasmettere la passione per questa musica nata nei bassifondi ma che è, alla fin fine, la più superba forma di riscatto.
Mattatore in scena, specialmente con il canto, Lello Giulivo, accompagnato da Barbara Di Bartolo, intensa Isabel, e Sergio Di Paola, il semplice Peppino, Mario Torella di Romagnano, inarrivabile Gardel, e Rino de Masco, l’inseparabile amico Alfredo Le Pera, superbi ballerini.
Notevolmente interessanti i numerosi contributi filmati che hanno aiutato a ricostruire l’atmosfera del tempo e la figura di Gardel: in particolare per quest’ultimo, interpretato da Mario Torella di Romagnano, si è scelto di non farlo assolutamente parlare accentuandone il mito
L’accompagnamento musicale è stato affidato ai musicisti Antonio Porpora Anastasio al piano, Costantino Rubini al contrabasso, Agostino Oliviero al violino e Antonio Ippolito al bandoneon. Musiche curate e arrangiate da Antonio Sinagra.



